PTSD – disturbo post traumatico da stress

Il Disturbo Post-Traumatico da Stress è la più nota e più studiata conseguenza di un evento traumatico. Rappresenta tuttavia l’evoluzione di un disturbo acuto solo in una minoranza di persone che hanno subito un trauma in quanto la risposta al trauma dipende da molti fattori (tipo di evento, durata, variabili individuali, risorse sociali e supporto). Si ritiene infatti che solo il 5-10% delle persone che hanno subito un trauma evolvano in PTSD a seguito di un disturbo acuto da stress.

Il PTSD può essere definito come l’insieme degli effetti somatici, cognitivi, affettivi e comportamentali di un trauma psicologico. È caratterizzato da pensieri intrusivi, incubi e flashback di eventi traumatici passati, evitamento dei ricordi del trauma, ipervigilanza e disturbi del sonno, che portano a notevoli disfunzioni sociali, lavorative e interpersonali.

In USA e Canada, la prevalenza del PTSD nella popolazione adulta generale si attesta tra il 6% e il 9%.

Molti fattori influiscono sullo sviluppo del PTSD:

  • Precedente esposizione a traumi
  • Livello socio-economico e di istruzione basso
  • Traumi infantili
  • Storia psichiatrica personale e familiare
  • Genere femminile
  • Supporto sociale scarso
  • Lesioni fisiche a seguito dell’evento traumatico
  • Gravità della reazione iniziale all’evento
  • Intenzionalità del trauma

La diagnosi di PTSD può essere difficile a causa dell’eterogeneità della presentazione e della resistenza del paziente a parlare del trauma passato. Un altro fattore di complicazione è che gli eventi traumatici possono essere associati allo sviluppo di una serie di altre psicopatologie, tra cui la depressione e i disturbi d’ansia.

Il PTSD è caratterizzato dalla compresenza, per almeno un mese, di sintomi intrusivi, di evitamento, attenuazione della reattività generale, aumentato arousal.

Più nel dettaglio, nel DSM-5 il PTSD prevede:

  • Criterio A: esposizione a un evento traumatico che ha messo in pericolo la propria vita, un grave infortunio, un abuso sessuale. L’esposizione può essere diretta, oppure come testimoni, oppure l’evento può essere accaduto a un familiare o amico stretto.
  • Criterio B: sintomi intrusivi, come memorie, flashback, forte attivazione psicomotoria a stimoli collegati al trauma, sogni angoscianti; nei bambini rientra in questo criterio il gioco post traumatico.
  • Criterio C: evitamento costante di stimoli associati agli eventi traumatici.
  • Criterio D: alterazioni del pensiero e dell’umore con due o più fra:
  • incapacità di ricordare un aspetto importante dell’evento;
  • credenze o aspettative negative persistenti ed esagerate su se stessi, sugli altri o sul mondo;
  • cognizioni persistenti e distorte sulla causa o sulle conseguenze dell’evento o degli eventi traumatici che portano l’individuo a incolpare sé stesso o gli altri.
  • Stato emotivo negativo persistente (ad esempio, paura, orrore, rabbia, colpa o vergogna)
  • Nei bambini: partecipazione e interesse diminuiti in attività significative, senso di distacco o estraneità nei confronti degli altri, incapacità persistente di provare emozioni positive.
  • Criterio E: marcate alterazioni nell’arousal e nella reattività associati all’evento traumatico, come irritabilità, ipervigilanza, difficoltà di concentrazione, trasalimento, problemi del sonno, comportamenti autodistruttivi.
  • Criterio F: durata maggiore di un mese.
  • Criterio G: Il disturbo causa un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.
  • Criterio H: il disturbo non è attribuibile ad altre cause.

La nascita del concetto del PTSD risale alla seconda metà del 1900, col ritorno dei veterani della guerra in Vietnam, fortemente traumatizzati dalle esperienze al fronte. Il PTSD è stato definito inizialmente nel DSM-III e la sua definizione si è evoluta nel tempo fino all’attuale DSM-5.

Il PTSD si distingue in acuto, cronico, ritardato. Il PTSD acuto perdura oltre un mese dall’evento ma non dura oltre tre mesi. Il perdurare oltre i 3 mesi caratterizza la forma cronica. Se l’esordio avviene dopo almeno sei mesi dall’evento, si parla di esordio ritardato, e questo riguarda circa il 25% dei casi.

Il PTSD può manifestarsi anche con una prevalenza di sintomi dissociativi, con un maggior impatto funzionale, comorbidità e rischio di suicidio. I sintomi dissociativi sono essenzialmente la depersonalizzazione, in cui la persona si sente scollegata dal proprio corpo e la derealizzazione, in cui la persona si sente come se il mondo che la circonda non fosse reale.

Inoltre, nel PTSD possono esserci disturbi mnestici con incapacità a ricordare aspetti dell’evento traumatico.

A volte si sente anche parlare di PTSD complesso. Il PTSD complesso non è una diagnosi ufficialmente riconosciuta né dal DSM-5 né dalle precedenti versioni. Questa sindrome ha origine da traumi importanti, prolungati, ripetuti nel tempo, soprattutto di natura interpersonale, come nell’abuso infantile cronico, tortura, violenza coniugale prolungata. Si hanno i sintomi già visti nel PTSD con aggiunta di dissociazione, somatizzazione, instabilità affettiva, disturbi dell’identità e dei confini della persona, comportamenti autolesionistici, comportamento sessuale impulsivo e a rischio, difficoltà nella modulazione della rabbia e degli affetti, coinvolgimento cronico in relazioni disfunzionali e frustranti, tendenza alla rivittimizzazione, sintomi intrusivi di particolare gravità.

Adulto

Nell’adulto, a seguito di un evento traumatico si può avere una reazione immediata e transitoria che solo nel 5-10% dei casi può persistere ed evolvere in PTSD.

La sintomatologia è caratterizzata da intensa angoscia legata al ricordo dell’evento, flashback, incubi notturni con contenuti legati chiaramente all’evento oppure mascherati con risvegli improvvisi e angoscia, allarme neurovegetativo con sensazione di costrizione cardiaca, secchezza delle fauci, dolori addominali, cefalea, iperidrosi alle mani, ed evitamento degli stimoli associati all’evento.

Circa il 50% dei casi evolve con una risoluzione entro tre mesi, il 40% dei casi continua a presentare nel tempo sintomi lievi/moderati, il 10% presenta una cronicizzazione che persiste oltre un anno.

Infanzia

Sebbene l’esposizione al trauma sia comune, solo una minoranza di bambini che subiscono un evento traumatico sviluppa il PTSD. A seconda degli studi, viene indicato come una percentuale tra l’8% e il 25% dei bambini esposti a traumi evolve in PTSD.

Il PTSD è definito da quattro gruppi di sintomi: intrusione, evitamento, alterazioni negative della cognizione e dell’umore e iperarousal (iper attivazione).

I più frequenti disturbi sviluppati da bambini con PTSD sono il disturbo da ansia da separazione, disturbo oppositivo, fobie. Molti bambini sviluppano delle difficoltà nell’autoregolazione che possono associarsi all’abuso di sostanze, comportamenti distruttivi, disturbi alimentari, suicidio.

Negli adolescenti il decorso del PTSD è molto variabile. La maggior parte degli adolescenti che sviluppano il PTSD guarisce dal disturbo, anche se circa un terzo sperimenta un decorso cronico della malattia che può durare molti anni. I fattori che predicono il decorso cronico del PTSD differiscono da quelli che predicono l’esordio del disturbo. In uno studio longitudinale condotto su oltre 2500 adolescenti in Germania, circa la metà dei soggetti affetti da PTSD è guarita a distanza di tre o quattro anni. I fattori identificati che indicavano una minore probabilità di guarigione sono ulteriori eventi traumatici susseguenti, maggiori sintomi di evitamento, disturbi d’ansia e somatoformi dopo l’insorgenza del PTSD. Altri fattori di rischio individuati fra adolescenti americani sono la povertà e un disturbo bipolare coesistente.

Per quanto riguarda la diagnosi nella prima infanzia, ci si può avvalere della classificazione diagnostica 0-3R del 2005. Si avrà un continuum di sintomi in un bambino che ha vissuto uno o più eventi traumatici o uno stress intollerabile e persistente.

I criteri diagnostici in questo caso sono identificabili in:

  • Esposizione ad un evento traumatico;
  • Presenza di almeno uno tra: gioco post traumatico compulsivo, non simbolico e non ristoratore, riferimenti frequenti all’evento in contesti non ludici, incubi ripetuti, angoscia all’esposizione al ricordo del trauma, riproduzioni dell’evento come ad esempio flashback;
  • Alterazioni negli scambi sociali;
  • Aumentata ansia e ipervigilanza, difficoltà di concentrazione;
  • Tutti i criteri persistono per almeno un mese.

Nel bambino si ha una tendenza all’appiattimento emotivo, può avere una regressione con perdita temporanea delle abilità acquisite, impoverimento delle abilità di gioco, aumento dell’attivazione con uno stato costante di allarme, terrori notturni e difficoltà all’addormentamento, difficoltà attentive, ansia da separazione, pessimismo, comportamenti pericolosi.

Descrizione immagine: disegno di una donna di profilo, tutto nero, rivolta verso una donna vista di fronte ma senza volto.

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