Sindrome dell’intestino irritabile

La sindrome dell’intestino irritabile è caratterizzata dalla presenza di dolore o fastidio addominale in concomitanza con l’evacuazione e associato ad alterazioni dell’alvo, ovvero delle evacuazioni. I sintomi devono essere presenti almeno da sei mesi e con una frequenza di almeno tre giorni al mese e devono avere la caratteristica di migliorare con la defecazione e devono essere associati alla modificazione della frequenza delle defecazioni e/o alle caratteristiche delle feci.

La prevalenza, ovvero la percentuale di persone che hanno questa sindrome, è di circa il 15-20% e riguarda soprattutto adolescenti e adulti, più le donne che gli uomini.

È possibile identificare quattro sottogruppi di persone con intestino irritabile:

  • Variante stipsi, con feci per la maggior parte delle volte dure e caprine;
  • Variante diarrea, con feci per la maggior parte delle volte morbide o liquide;
  • Variante mista, con feci sia dure che liquide;
  • Variante non classificabile, in cui le caratteristiche non permettono di definire una delle tre classi precedenti.

Quando si parla di “sindrome”, si indica la presenza di diversi sintomi associati. Ecco quindi che abbiamo altri sintomi in aggiunta, quali la difficoltà all’evacuazione, sforzo eccessivo, urgenza, sensazione di evacuazione incompleta, meteorismo, distensione addominale. Ci sono anche dei sintomi extraintestinali, quali la dismenorrea (mestruazioni dolorose) e dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali, pollachiuria (necessità di urinare spesso piccole quantità), urgenza minzionale, nicturia (necessità di urinare di notte), sensazione di incompleto svuotamento della vescica.

Alla base di questo disturbo sembrerebbero esserci tre fattori:

  • alterazioni della motilità dell’intestino: ci sono modificazioni nella peristalsi che porta a una velocizzazione o a un rallentamento del passaggio delle feci e sono peggiorate da situazioni stressanti;  
  • alterazioni della sensibilità viscerale; nelle persone con intestino irritabile, la distensione delle pareti intestinali determina una sensazione di fastidio a pressioni inferiori rispetto ai soggetti sani;
  • fattori psicologici ed emotivi; nelle persone con questa sindrome sono frequenti ansia, depressione, somatizzazioni, fobie, paranoie.

Altri fattori che possono interferire con l’alterazione della funzionalità intestinale causando irritazione: il malassorbimento di acidi biliari e ridotta capacità di assorbimento dei grassi. L’intolleranza al lattosio e altri problemi di assorbimento di zuccheri (il lattosio è un tipo di zucchero!) non determina sindrome dell’intestino irritabile ma causa sintomi simili ed è pertanto importante differenziare le due situazioni.

In alcune persone, la sindrome può insorgere a seguito di una gastroenterite infettiva, soprattutto da Salmonella, Shigella e Campylobacter.

Per la diagnosi, lƏ medicƏ richiederà alcuni esami del sangue, delle feci e a volte la colonscopia. Questi esami non servono per diagnosticare la sindrome dell’intestino irritabile ma per escludere che si possa trattare di qualcosa di più serio.

La terapia si baserà sull’utilizzo di fibre e lassativi, se presente stipsi, oppure antidiarroici al bisogno se presente diarrea; un’opzione è rappresentata dagli antidepressivi serotoninergici, in quanto hanno un’azione modulatoria e analgesica.

Fonte: Rugarli C, Corazza G.R., Craxì A., Rugarli – Medicina interna sistematica, Sesta edizione, Ed. EDRA.

Descrizione immagine: addome di una donna bianca e magra con le due mani appoggiate sopra formando un triangolo con pollici e indici.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...